Home / Blog / Azienda / L’importanza della formazione sulla sicurezza: il caso Shein
I prodotti tessili sono la trama della vita quotidiana: capi di abbigliamento e mobili, dispositivi medici e di protezione, edifici e veicoli. Il consumo europeo di prodotti tessili si trova, in media, al quarto posto per maggiore impatto sull’ambiente e sui cambiamenti climatici, dopo l’alimentazione, gli alloggi e la mobilità. Costituisce anche il terzo settore in ordine di consumi per quanto riguarda l’uso di acqua e suolo e il quinto per l’uso di materie prime primarie e le emissioni di gas a effetto serra.
La sovrapproduzione di capi dal grande impatto ambientale rappresenta l’approccio attualmente più utilizzato da diversi brand molto popolari, perché implica una produzione massiva di capi di abbigliamento venduti a prezzi molto bassi, e distribuiti e riassortiti velocemente.
Un esempio lampante di questo processo è rappresentato dal marchio SHEIN. Fondato in Cina nel 2008 e cresciuto in modo esponenziale, immette in commercio ogni giorno migliaia di nuovi modelli, confezionati in meno di una settimana e destinati per lo più a un pubblico giovane. In questo modo si generano enormi quantità di rifiuti tessili inquinanti, che si aggiungono alle frequenti segnalazioni di casi di sfruttamento dei lavoratori.
Da un’indagine condotta da Greenpeace, è emerso che il 15% dei prodotti analizzati in laboratorio ha fatto registrare quantità di sostanze chimiche pericolose superiori ai livelli consentiti dalle leggi europee, in particolare per quanto riguarda sostanze chimiche tossiche, fra cui composti organici volatili, alchilfenoli etossilati, formaldeide, ftalati, PFAS e metalli pesanti.
Una situazione estremamente complessa che riguarda:
Lo studio sottolinea quanto sia importante, per un’azienda del settore chimico, attuare adeguate procedure di gestione delle sostanze chimiche pericolose, per ridurre il più possibile i rischi ed evitare irregolarità che possono emergere durante i controlli. In questi casi, infatti, vengono comminate pesanti sanzioni, a cui si aggiungono sul piano commerciale i danni d’immagine.
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